La vita moderna ci vuole sempre più attivi e dinamici: lavoro, sport e tempo libero sono gli ambiti nei quali ci muoviamo ma bisogna fare attenzione. È fondamentale capire quando rallentare i ritmi per salvaguardare le nostre articolazioni, soprattutto quella del ginocchio, da lesioni o traumi. Ce ne parla il dottor Davide Bertolini, <primario… presso>
Il ginocchio, fondamentale per la deambulazione, sostiene, assieme alle altre strutture scheletriche e articolari degli arti inferiori, il peso del corpo. Sebbene robusto, le seguenti condizioni possono lederlo:
- eccesso di attività sportiva
- movimenti estremi compiuti senza un adeguato riscaldamento
- attività lavorative faticanti
- una continua e metodica assunzione di posizioni non naturali
- traumi improvvisi
Tra le zone maggiormente esposte alle conseguenze di una lesione, vi sono i menischi.
I menischi: cosa sono?
I menischi sono dei cuscinetti di tessuto cartilagineo. Adagiati sul piatto tibiale, svolgono le seguenti funzioni:
- ridurre l’attrito tra femore e tibia
- assorbire gli urti dovuti alla corsa o alla camminata
- permettere una perfetta sovrapponibilità dei capi ossei dell’articolazione
- limitare la rotazione del ginocchio
Ogni ginocchio ne ha due, uno interno (mediale) e uno esterno (laterale). Quando una lesione o una serie di microtraumi li danneggiano possono insorgere dolore, gonfiore, difficoltà o incapacità nei movimenti.
Lesione ai menischi: come intervenire
«Le lesioni ai menischi – spiega il dottor Bertolini – nei più giovani, sono causate generalmente da traumi acuti conseguenti ad attività sportiva svolta in maniera scorretta o a eccessi nella sua pratica, mentre, nei più anziani sono solitamente di tipo degenerativo o infiammatorio.»
L’approccio terapeutico è differente a seconda dell’età e del tipo di lesione. Nei più anziani si predilige una cura di tipo conservativo, volta a salvaguardare l’articolazione e il menisco nella sua interezza, ma nei più giovani, la via chirurgica è, solitamente, la più praticata. «L’obiettivo resta sempre e comunque – afferma l’ortopedico – quello di preservare il menisco in modo da mantenere nell’articolazione la maggior quantità possibile di tessuto nativo. Per questo motivo l’intervento, eseguito in artroscopia, avrà come scopo la sutura o la rimozione della sola porzione danneggiata. La Meniscectomia, l’asportazione in toto del menisco rotto, resta sempre la soluzione estrema.»
